Misterbianco, comune etneo che agli inizi degli anni Novanta era governato dal clan del famoso “U Malpassotu”, costola del boss Santapaola, era sistemicamente in stato di precarietà amministrativa, data la diretta ingerenza della mafia sulla cosa pubblica. Le parole di uno dei tanti sindaci dimissionari, intervistato, rappresentano i veri paradigmi del linguaggio politico-mafioso.
Le dimissioni del Sindaco possono essere considerate il frutto della triste tradizione amministrativa che il comune può annoverare nella sua storia, considerato che le politiche territoriali sono passate in mano ai clan mafiosi. In effetti, lo smantellamento della società civile sembra essere la linea di congiunzione tra tutti i comuni dell’area metropolitana, il cui fulcro diventano proprio quei meccanismi istituzionali portati alla degenerazione.
Le lotte intestine interne ai singoli partiti, con i loro gruppi di potere dove nessuno riesce in qualche modo a predominare, rende ingovernabile il sistema politico locale. È il caso, come al solito, della Democrazia cristiana, partito di maggioranza relativa, i cui equilibri interni si proiettano sui destini della gente. Quella gente la cui città è rappresentata come una base del cosiddetto “triangolo della morte”. Sono quattro le correnti del partito che all’interno del Consiglio comunale si fanno la guerra, che giunta al culmine ha decretato la morte dell’amministrazione monocolore, che poi si identificava con una di queste correnti appunto.
Ma qual è la ragione che ha portato al mutare di questi equilibri? Nessuna cospirazione, nessuna trama particolarmente oscura, semplicemente si ripete lo schema standardizzato, all’interno del quale una corrente aumenta o diminuisce di peso a seconda delle defezioni della stessa e la transumanza in altre. Su questa “conditio” si regge la stagnazione della vita amministrativa, che non permette da parecchi anni le normali attività gestionali da parte dei governi locali. In sostanza non è possibile governare.
Lo strumento più in voga per imbrigliare il sistema è l’assenteismo dalle sedute consiliari. È un copione oleato oramai, in cui sono perfettamente descritte le manovre concertate da utilizzarsi. Sono queste le abitudini dei gruppi di potere, in nome del mantenimento del proprio feudo. Intanto il sindaco, mentre si accingeva a sciogliere la giunta, veniva criticato poiché dichiarava che nel suo comune non esiste la mafia…
“Credo di essere stato frainteso, – si giustifica l’ex sindaco – io sono un amministratore e non tocca a me stabilire se la mafia c’è o non c’è, questo è un compito che spetta alle forze dell’ordine. Poi è innegabile che ci siano delle pressioni, delle infiltrazioni, ma quello che volevo dire è che io non ho mai ricevuto minacce, viceversa mi sarei dimesso”.
L’assetto produttivo della città negli ultimi anni ha subito una sorta di stravolgimento sistemico, a partire dalla crisi dilagante del settore agricolo. Un settore in difficoltà in tutta l’area provinciale, con in più la mancanza di acqua per irrigare i campi, dove un consorzio di bonifica fantasma, viene sostituito dai pozzi privati, attraverso l’uso di apposite pompe a prezzi ovviamente esosi.
Ma di questa storia non se ne parla in città, sembra che nessuno ne sappia niente, neanche i coltivatori affogati dai costi del loro lavoro… Una volta esaurito il filone delle speculazioni edilizie, con l’abusivismo selvaggio degli anni d’oro che comunque generò uno sviluppo irregolare del centro urbano, vi è stata, negli ultimi anni, una proliferazione di esercizi commerciali, sproporzionata alle effettive capacità di consumo del tessuto economico.
Una espansione che va al di sopra delle reali possibilità di creare reddito e che quindi non si giustifica… Ma c’è un’altra storia strana, a prima vista, difficile da capire: qui non si fanno più appalti per le opere pubbliche. A sentire il sindaco dimissionario questa sarebbe la riprova che in città non c’è la mafia. Ma prendiamo un esempio a caso, quello della discarica. Negli ultimi due anni sono stati stanziati cinque miliardi, metà dalla Regione e l’altra dallo Stato. Ma i lavori non sono mai stati appaltati, semplicemente perché l’attuale discarica è privata e quindi deve essere pagata a qualcuno a cui si ha interesse a pagare…
“Il nostro è un comune a rischio – sottolinea il sindaco dimissionario – per la presenza della delinquenza organizzata. Ma qui il mea culpa lo dobbiamo fare in tanti, sia gli amministratori che i cittadini…”
In effetti i cosiddetti ceti sociali produttivi si sono resi colpevoli di fare da serbatoio clientelare all’establishment locale: una volta la concessione edilizia, un’altra volta la licenza commerciale, e via discorrendo… Una complicità perversa, che ha creato un fertile sottobosco. Ci sono attività di interesse collettivo, come la manutenzione del verde pubblico e la nettezza urbana che anziché essere stati appaltati sono stati attivati da ordinanze del sindaco. Il caso della nettezza urbana si è profilato in termini grotteschi, poiché il sindaco aveva incaricato una cooperativa “amica” appena prima di dimettersi, solo dopo le sue dimissioni è stata bandita la gara d’appalto.
“Durante la mia giunta ho fatto delle delibere per le scuole, – continua l’ex sindaco – la sopraelevazione delle aule del 2° e 3° Circolo, ho requisito i locali dell’Esa per adibirli ad aule, ho avviato un piano commerciale per l’aperture di molti negozi.”
Un altro mistero riguarda l’acquisto di un miliardo di automezzi, una parte forniti dalla ditta incaricata, l’altra parte, cioè gli autocompattatori, da un’altra ditta che non ha chiesto di essere remunerata… Sul versante urbanistico, possiamo dire che esiste un piano regolatore approvato nell’anno di grazia 1977.
Da allora sono sorte diverse aree abusive e per tre di esse sono stati approntati i piani di recupero da parte della Regione. Al Comune invece è pressoché inesistente una pianta organica, in compenso c’è il blocco dei concorsi e una scopertura di 400 posti. Mancano nell’ordine: netturbini, vigili urbani, ragionieri, ingegneri, architetti… Circolazione della droga ed estorsioni completano il quadro, solo che nel primo caso, le stime ufficiose parlano di 600 tossicodipendenti, ma non esistono centri di recupero, prevenzione, programmazione, nel secondo caso nessuno vuole parlare di estorsioni e pizzo, come se non esistessero.
“Da più parti mi è stato chiesto di formalizzare la crisi; – conclude l’ex sindaco – da parte mia ho cercato di essere un buon sindaco, ho aiutato coloro che mi hanno eletto, ma anche quelli di altri partiti. Ma ad un certo punto mi sono trovato dimissionato. C’è da dire che è praticamente impossibile amministrare in una situazione come quella che mi sono trovato innanzi, dato il lavoro arretrato delle precedenti giunte.”