Tra il 2040 ed il 2050, qualche studioso dice ancora prima, ci sarà lo scioglimento totale della calotta artica. Nei decenni a venire, l’Europa verrà inghiottita dall’innalzamento dei mari, trasformando in palude le terre rimaste emerse. La mia generazione forse lo vedrà appena questo cambiamento epocale, ma subirlo saranno i nostri figli e poi i loro… 

Così, il mio romanzo, “L’emeroteca di Episteme”, ci porta dentro la società dell’acqua, del XXII secolo, paludosa e distopica. Ci entreremo attraverso una particolare spy story: la trama è incentrata sulle vicende della generazione dei ventenni, che vivono nella città-stato di Felzanopoli, l’antica Bologna. Giovani questi che sono stati privati, per precetto, della memoria, e il cui riscatto, nei confronti dell’autorità costituita, viene inseguito studiando clandestinamente la storia e la filosofia, per liberare la conoscenza dall’istruzione del fare, che rende i giovani degli automi. Ma questo è l’unico modo per esorcizzare le immagini delle ombre proiettate sulla parete, come nel mito della caverna di Platone, di cui viene vietata la lettura, poiché considerato sovversivo, diventando però, per quella generazione, il simbolo del riscatto sociale… 

Le distorsioni di quella società immaginifica, anche se elevate a potenza, in fondo, sono simili a quelle di oggi. In ambedue i casi l’urgenza è di uscire dalla caverna platonica, dato che la responsabilità dell’estinzione sociale è interamente dei sapiens, e non delle ombre che continuiamo a guardare sul muro…